La Cheesecake giapponese e la storia del gatto Nana

Stavo per chiudere questo blog, visto che da mesi non ci scrivevo più, non perché avessi smesso di leggere o cucinare, ma perché non riuscivo più’ a trovare le parole o la giusta ispirazione. Mi sembrava ormai solo una perdita di tempo. Non riesco pero’ a prendere la decisione finale e ogni volta che sto per chiuderlo, eccomi a dirmi, proviamo un’altra volta!

L’occasione é arrivata dopo aver letto Cronache di un gatto viaggiatore di Hiro Arikawa, tradotto da Daniela Guarino.

Per me, che amo i gatti e la letteratura giapponese (confesso di aver studiato anche il giapponese, ma adesso non mi ricordo praticamente niente) il titolo ha esercitato un fascino irresistibile. Il romanzo non mi ha deluso, l’ho letto in un fiato. E’ la storia di un gatto di strada che diventa gatto di casa e animale guida di Satoru, un giovane pieno d’amore e dolcissimo. Come potete immaginare la storia é tenera e triste, talvolta narrata in terza persona e altre narrata direttamente dal gatto Nana, che é molto spiritoso e ci fa sorridere con le sue battute. Senza rovinare il gusto di leggere il romanzo, posso aggiungere un’ultima cosa, Nana ha una mascherina tigrata (come la mia gatta, nella foto) ma é un maschio, un gatto maschio a tre colori é una vera rarità e Nana ne era molto fiero, fino a quando il veterinario non l’ha deluso dicendo che macchie cosi piccole non contano!

Della cucina giapponese so fare molto poco, il sushi casalingo che mi ha insegnato la mia amica Miyuki e delle palline di riso di cui mia figlia é ghiotta e che ho imparato a fare da una mamma giapponese della nostra scuola elementare in Svezia.

Da molto tempo pero’ desideravo cimentarmi nella Cheese cake giapponese, la cui ricetta impazza sulla rete in tutte le lingue. Ho provato questa che ho preso dal Cucchiaio d’Argento ed ho modificato solo leggermente in base ad alcune ricette che avevo letto.

Gli ingredienti sono semplici ma la procedura é difficile, io ho fatto un errore e la torta si é abbassata parecchio.

Oggi proverò di nuovo e vediamo cosa succede…

Ingredienti 

• 120 g di zucchero a velo senza amido

• 250 g di formaggio spalmabile tipo Philadelphia

• 100 g di panna fresca

• 60 g di burro

• 6 uova a temperatura ambiente

• 40 g di farina 00

• 40 g di amido di mais

• 4 g di cremor tartaro

• la scorza di 1 limone

• alcune gocce di estratto di vaniglia

• un pizzico di sale

Preparazione

  • Il formaggio va ammorbidito riscaldandolo a bagnomaria e mischiandolo con una frusta (ricordatevi di usare una terrina piuttosto grande). I tuorli vanno aggiunti ad uno ad uno facendo attenzione che il primo sia stato assorbito.
  • Togliete la terrina dal bagnomaria ed aggiungete meta dello zucchero, una volta assorbito, aggiungete anche la farina e l’amido setacciati insieme. 
  • Sciogliete il burro nella panna ed aggiungetelo al composto dei tuorli. Il risultato é una crema liscia ed omogenea a cui adesso aggiungerete sale, estratto di vaniglia e scorza grattugiata di limone.
  • Montate adesso gli albumi, appena si forma un po’ di schiuma si aggiunge il cremor tartaro ed il resto dello zucchero e si smette di montare quando il composto é lucido e cremoso, ma non troppo montato (qui é dove ho fatto l’errore io, montandolo stile meringa)
  • Piano piano, mescolando con una spatola dal basso verso l’alto (come si fa con il pan di spagna) aggiungete L’albume montato alla crema di tuorli.
  • Questa é  la dose perfetta per uno stampo (preferibilmente ad anello) di 22 cm di diametro. Foderatelo all’interno con carta da forno e all’esterno con carta stagnola
  • La ricetta dice di cuocere la torta in forno ma a bagnomaria, 15 minuti a 200 gradi e 15 minuti a 160 gradi. Io l’ho cotta nel forno combinato mettendo il programma di cottura a vapore a 99 gradi.
  • Una volta cotta la torta va lasciata riposare in forno per 40 minuti senza aprire lo sportello, poi, secondo le ricette inglesi va cosparsa di zucchero a velo e frutta e mangiata tiepida, secondo le ricette in italiano va tenuta in frigo per almeno 4 ore (se riuscite a resistere buon per voi, noi l’abbiamo mangiata tiepida)

Anche se si era abbassata era davvero buonissima ed é sparita in 24 ore!

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I cornetti del Bar Lume

Bar Lume è un bar in un paesino di mare vicinissimo a Pisa (leggendo il romanzo ho pensato che fosse Marina di Vecchiano), in questa località turistica, nemmeno a farlo apposta, avvengono spesso delitti e Massimo, il proprietario del bar e suoi quattro fedelissimi avventori (tutti pensionati) passano il tempo a cercare di risolverli. La prosa di Malvaldi, è divertente e frizzante piena dell’umorismo toscano che talvolta piega sul cinico.

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Ma venendo ai cornetti, Massimo, come probabilmente ogni barista, la mattina mette in forno quelli congelati. Noi in famiglia amiamo i cornetti a colazione, ma dopo che ho visto per caso questa puntata di report sui cornetti industriali, ho perso l’entusiasmo per la colazione al bar ed ho deciso di provare a farli da sola. La ricetta dei “veri” cornetti è piuttosto complessa ma quella che propongo è semplificata, potete preparali in poco tempo e potete congelarli in maniera da avere cornetti caldi per diverse mattine. Provare per credere!

 

 

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Ingredienti:

550 gr di farina forte (tipo Manitoba)

180 gr latte

70 g acqua

70 gr zucchero (+ alcuni cucchiai per gli strati)

10 gr lievito secco

2 uova

1 cucchiaino di essenza di vaniglia

la buccia grattugiata di un’arancia e di un limone

70 gr burro  (+ circa 100 gr a temperature ambiente per gli strati)

un pizzico di sale

1 uovo sbattuto per lucidarli

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Preparazione

Il lievitino:

  1. Nella planetaria, dissolvere lo zucchero con il lievito in 100 gr di latte tiepido
  2. Farlo lievitare per circa un’ora a riparo dagli sbalzi di temperature (per esempio nel forno con solo la luce accesa.

Impasto:

  1. Mescolare la farina con il sale and ed aggiungere al lievitino insieme al resto del latte e l’acqua
  2. Con il gancio, impastare per circa 10 minuti a media velocità poi aggiungere il resto degli ingredienti e continuare ad impastare per altri 10-15 minuti.
  3. Togliere l’impasto dalla planetaria e lavorarlo per qualche minute su una superfice infarinata, coprire con un foglio di plastica e lasciare lievitare per un’altra ora.
  4. Riprendere l’impasto, sgonfiarlo e dividerlo in 8 palle, metterlo di nuovo a lievitare per un’ora.
  5. Prendere la prima pallina e stenderla con un mattarello fino ad uno spessore di 2-3 mm, spalmare la sfoglia di burro e spruzzarla con lo zucchero, ripetere lo stesso procedimento sovrapponendo le sfoglie (si devono ottenere 8 strati).  L’ultimo strato non deve essere spalmato di burro. Tagliare la torre di sfoglie in 16 triangoli che devono essere arrotolati come cornetti. Farli lievitare per circa mezz’ora
  6. Spennellare i cornetti con l’uovo sbattuto. Cuocerli in forno già caldo a 200 C. per circa 20 m. fino a quando sono dorati. Se utilizzate un forno combinato a vapore, si può iniziare a 200C con il livello di umidita basso per circa 10 minuti e poi metterlo in modalità forno ventilato fino a quando i cornetti non sono cotti.  IMG_0539